Villa Lasciac: una risorsa strategica per lo sviluppo della Città transfrontaliera

Pubblicato su Gorizia News&Views (Anno 4, n. 10 Novembre 2020)

di Daniele Tibaldi

Visitare Villa Lasciac, nota anche come Villa Moresca, da diversi anni non è più tanto un’esperienza di un certo interesse architettonico e culturale, quanto un’impresa ricca di sfide e pericoli. La ragione è evidente a chiunque tentasse di accedervi: lo stato di totale abbandono in cui versa la struttura da quando, nel 2003, il ministero della Salute sloveno, in uno scambio di competenze con il ministero dell’Istruzione, Scienza e Sport, cessò alcune delle attività sanitarie che vi avevano avuto luogo. Da allora diversi sono stati i piani e le promesse di intervento da parte delle autorità nazionali e locali; tutti rimasti sulla carta fino – si spera – alla recente candidatura di Nova Gorica e Gorizia a Capitale europea della Cultura del 2025.

L’ingresso al parco di Villa Lasciac (FOTO: Daniele Tibaldi)
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Se la politica pretende di fare la storia

Il 26 marzo scorso il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato una mozione con cui si è voluto attaccare direttamente l’Istituto regionale di Storia della Resistenza del FVG (Irsrec). La mozione 50/2019, infatti, non solo marchia l’istituto come «riduzionista», in merito alla questione delle foibe e dell’esodo dei giuliano-dalmati italiani, ma gli nega pure i finanziamenti, che costituiscono la sua principale fonte di sostegno economico. La grave colpa di cui si sarebbe macchiato l’Irsrec sarebbe stata quella di non aver accettato la definizione di «pulizia etnica», come, invece, genericamente adottata da varie associazioni di esuli della Dalmazia e della Venezia Giulia e dalla storiografia faziosa delle destre.

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