Può un sindaco raccogliere segnalazioni su «insegnanti di sinistra»?

Gorizia, 06/08/2019

Dallo scorso giovedì 1 agosto il sindaco di Monfalcone Anna Cisint (Lega) sta facendo molto discutere per via di una serie di dichiarazioni sui social e a mezzo stampa in cui, oltre a lamentarsi della supposta presenza eccessiva di insegnanti di sinistra nella scuola pubblica, ha proposto l’istituzione di «un servizio di ascolto» – individuato nella figura già esistente del Garante per i diritti dell’infanzia e l’adolescenza – «per i nostri giovani, i genitori e gli insegnanti». L’intenzione sarebbe quella di raccogliere in chiave anonima le segnalazioni relative a insegnanti che critichino in classe «le ordinanze del sindaco», o che esprimano forme di «odio verso il ministro Salvini» e esponenti della Giunta comunale.

Quella del primo cittadino monfalconese è una provocazione molto grave perché in aperto contrasto non solo con i principi fondamentali della nostra Costituzione (artt. 2, 3, 21 e 33), ma anche con varie convenzioni internazionali (OIL), oltre che con lo Statuto dei lavoratori (artt. 1 e 8). Queste norme definiscono un quadro di tutele nei confronti degli insegnanti volto proprio a impedire ogni forma di discriminazione fondata sulle loro opinioni – incluse le attività di indagine sulle stesse –, entro i limiti stabiliti dal Codice disciplinare del personale docente. Se un insegnante dovesse commettere un fatto illecito nello svolgimento delle sue funzioni, andrebbe denunciato all’autorità giudiziaria, non ad una figura di nomina politica quale il Garante dell’infanzia e l’adolescenza – selezionato, appunto, dall’Amministrazione comunale.

Inoltre – per fornire un quadro ancora più completo – andrebbe riportato che, dal combinato disposto delle norme che disciplinano la professione degli insegnanti stabilendone diritti e doveri, può effettivamente configurarsi una forma di compressione della loro libertà di espressione. Tale limite deriva proprio dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, il cui art. 3 stabilisce che «il dipendente osserva la Costituzione [fondata su valori antifascisti. NdA], servendo la Nazione con disciplina ed onore». Per cui, se a lezione dovesse capitare di discutere di attualità o di storia, il docente della scuola pubblica sarebbe comunque vincolato a offrire un’interpretazione dei fatti che sia compatibile con i principi della nostra Carta costituzionale.

Intenzioni, quindi, tanto assurde, quanto, di fatto, inattuabili, anche perché travalicherebbero ampiamente i limiti della competenza comunale in materia di amministrazione scolastica, essendo essa limitata esclusivamente alla logistica (manutenzione, servizi mensa e scuolabus di scuole materne, elementari e medie).

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Premesso ciò, è evidente che il caso sia stato montato ad arte – non a caso proprio quando le attività scolastiche sono sospese per la pausa estiva – ai fini dell’esclusiva propaganda politica. Una propaganda pericolosa, perché volta a rilanciare e a normalizzare quei valori profondamente illiberali di cui la Lega non perde mai occasione di farsi espressione. Anche a costo di attaccare i tantissimi insegnanti che – qualsiasi sia il loro orientamento politico – contribuiscono ogni giorno a formare negli studenti quel pensiero critico essenziale affinché le nuove generazioni siano costituite da cittadini consapevoli del proprio ruolo nella società, e non da sudditi, meri strumenti a disposizione del mercato del lavoro.

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