Fotolog

Gorizia è una città da anni in forte crisi, nonostante sia integrata in un’area – la celebre Mitteleuropa – ricchissima sotto il profilo culturale, paesaggistico ed eno-gastronomico.

Spinto anche dalla mia passione per la fotografia, sto raccogliendo su questa pagina le foto che ho scattato in città, nei suoi dintorni e non solo, con lo scopo di cogliere e trasmettere l’anima, l’eleganza e gli aspetti che più mi affascinano di questi luoghi.

L’Unione Europea sta offrendo la grande opportunità di ripristinare quella continuità territoriale, culturale e sociale che ha caratterizzato per secoli quest’area – in cui era collocata l’antica Contea di Gorizia –, la cui rottura, con il confine, ha coinciso anche con il suo lento e progressivo declino politico ed economico.

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«Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, Gorizia era la prima città in cui l’aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un “gusto” italiano. Per gli italiani che andavano a Vienna, a Salisburgo, a Monaco e a Dresda, era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato (Travnik, N.d.R.), come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio». – Sergio Romano

[📸 Gorizia, 23/01/2019]

#mitteleuropa
A Gorizia abbiamo un modo di mandare qualcuno “a quel paese” piuttosto particolare, che solo i miei concittadini ben radicati possono comprendere:

«Va a contarghe a quei sete in piazza Corno».

«Quei sete» sarebbero le statue degli dei dell’Olimpo scolpite, nel XVIII secolo, sul tetto di Palazzo Attems, in Piazza De Amicis, dal bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni. Quando era territorio austriaco, inoltre, questa piazza aveva un nome diverso da quello attuale ed era intestata proprio al Corno, il piccolo affluente dell’Isonzo che la attraversava.

Esiste anche la variante «Vaghe a contàr ai sete dei Atèms», sempre in riferimento al medesimo palazzo, progettato da Nicolò Pacassi.

Ricordare detti locali quasi desueti come questo è anche un modo per far sopravvivere la storia della nostra città.

[📸 Gorizia, 08/03/2020]

#mitteleuropa
I campanili della chiesa di S. Ignazio visti da via Carducci, una volta nota come via dei Signori.

[📸 Gorizia, 10/05/2020]

#mitteleuropa
Una volta, quando Gorizia era parte dell’Impero asburgico, questa strada si chiamava via delle Scuole. Nelle attuali via Santa Chiara e via Mameli avevano sede, infatti, i due principali istituti scolastici cittadini: il primo, gestito dalle suore di Nostra Signora, era riservato soprattutto a studentesse, mentre l’altro era l’imperial-regio Ginnasio statale (Staatsgymnasium), fondato dai gesuiti.

[📸 Gorizia, 02/05/2020]

#mitteleuropa
Attraverso i tetti del centro storico di Gorizia è possibile scorgere, poco oltre il confine, il monastero francescano della Castagnavizza (Kostanjevica). Nella sua cripta sono ancora oggi inumate le spoglie dell’ultimo re di Francia, Carlo X di Borbone. Costretto ad abbandonare il suo Regno per le sue politiche molto reazionarie, il monarca trovò asilo, infatti, proprio presso l’allora Impero austriaco, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Trasferitosi nel 1835 a Gorizia – la “Nizza austriaca” – per il suo clima mediterraneo, vi morì pochi mesi dopo il suo arrivo, nel novembre del 1836, a causa del colera che aveva contratto durante i suoi spostamenti.
Una curiosità: si tratta dell’unico re francese sepolto all’estero.

[📸 Castagnavizza, 12/02/2020]

#mitteleuropa
In questa via, tra il 1648 e il 1698, fu ospitato il primo ghetto ebraico di Gorizia. Ancora oggi i suoi vicoli offrono uno tra gli scorci più pittoreschi del capoluogo isontino.

[📸 Gorizia, 23/11/2019]

#mitteleuropa
La comunità ebraica di Gorizia, oltre alle tragiche vicende subite negli anni dell’occupazione nazifascista e nei secoli precedenti, subì un’ulteriore beffa da parte della Storia: il nuovo confine, istituito al termine della Seconda Guerra Mondiale, determinò l’assegnazione dell’antico cimitero giudaico – sito in Valdirose (Rožna Dolina) – alla Jugoslavia. Per molti anni, quindi, per poter visitare le tombe di illustri cittadini goriziani, come il filosofo Carlo Michelstädter, era necessario ottenere la prepustnica: il permesso speciale che consentiva di attraversare i valichi cittadini per un periodo di tempo e una distanza limitati.

[📸 Valdirose, 24/02/2019]

#mitteleuropa
Quasi nascosto, tra le vigne della Valle del Vipacco (Vipavska dolina), si trova il castello di Rifembergo (Rihemberk), nei pressi di Branik. Questo maniero medievale, che prende il nome dalla casata tirolese di Rihemberg che vi si insediò nel 1230, fu posseduto dai Lantieri di Gorizia per ben 417 anni. Nazionalizzato dalla Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale, si trova oggi in stato di semi-abbandono.

Godette di una piccola notorietà, in Italia, quando fu scelto come location per il castello dell’Innominato nello sceneggiato Rai sui Promessi sposi, diretto nel 1989 da Salvatore Nocita.

[📸 Branik, 17/06/2020]

#mitteleuropa
L’inconfondibile campanile a “forma di limone” (1609) di San Daniele del Carso (Štanjel). 🍂🍁

[📸 San Daniele del Carso, 10/11/2019]

#mitteleuropa
Un tramonto spettacolare dal Monte Quarin. Cormons (Krmin) è un piccolo centro abitato nel cuore del Collio-Brda: una tappa obbligatoria per chi ama i vini della nostra regione.

[📸 Cormons, 03/06/2019]

#mitteleuropa
«I am tomorrow, or some future day, what I establish today. I am today what I established yesterday or some previous day». ― James Joyce

Questa statua nel centro storico di Trieste (Trst) ritrae proprio James Joyce. Il celebre scrittore irlandese frequentò per 16 anni questa fiorente città portuale dell’allora Litorale austriaco. Qui scrisse diverse delle sue opere più importanti, tra le quali anche alcuni capitoli di Ulysses.

[📸 Trieste, 21/03/2019]

#mitteleuropa
Non molto distante da Gorizia – e a soli dieci chilometri dalle celebri grotte di Postumia – si può visitare il castello di Predjama. Questa suggestiva fortificazione medievale, incastonata in una parete di roccia carsica, era pressoché inespugnabile: attraverso una rete di grotte naturali, infatti, era in collegamento diretto con l’altro versante del rilievo.
Pochi sanno che il Castel Lueghi fu anche posseduto dalla famiglia dei conti Coronini di Gorizia all’inizio del XIX secolo.

[📸 Predjama, 23/12/2019]

#mitteleuropa
«Finalmente il grosso uovo si aprì e lasciò uscire un grande anatroccolo, brutto e tutto grigio. “Sarà un tacchino!”, si preoccupò l’anatra. “Bah! Lo saprò domani!”». – H. C. Andersen

[📸 Bled, 26/12/2019]

#mitteleuropa
Bescanuova (Baška) – come tanti altri centri abitati lungo le coste delle isole quarnerine, all’epoca sotto il dominio della Serenissima – era spesso oggetto di scorrerie da parte dei famigerati corsari uscocchi tra il 1500 e il 1600. Questi pirati dell’Adriatico avevano la loro principale base nella fortezza di Segna (Senj), a sole sei miglia nautiche di distanza, sulla costa dalmata.

[📸 Bescanuova, 21/12/2019]

#mitteleuropa
«È dolce cosa rammentar nel porto le tempeste passate». – Vincenzo Cuoco

[📸 Bescanuova, 21/12/2019]

#mitteleuropa
«Perché nulla riesce a fiaccare la natura umana più del mare in burrasca». – Livio Andronico

[📸 Bescanuova, 21/12/2019]

#mitteleuropa
Ptuj è la città più antica della Slovenia: reperti archeologici farebbero risalire la sua esistenza all’età della pietra. Questo piccolo borgo lungo le rive della Drava, sito nella parte slovena dello storico ducato di Stiria, conserva ancora oggi, quasi intatta, la sua atmosfera dei secoli passati.
Pensate che qui (Poetovium), nel 69 d.C., Vespasiano fu proclamato imperatore dell’antica Roma dalle legioni del Danubio.

[📸 Ptuj, 23/02/2020]

#mitteleuropa
«I stand on the end platform of the tram and am completely unsure of my footing in this world, in this town, in my family». — Franz Kafka

[📸 Graz, 16/12/2018]

#mitteleuropa
Sagra di paese nell’Alta Carniola (Gorenjska).

[📸 Zgornj Brnik, 15/06/2019]

#mitteleuropa
La città delle cento torri.

[📸 Praga, 25/01/2019]

#mitteleuropa
La quiete del Golfo del Quarnaro mentre a Trieste – dall’altra parte dell’Istria – è in corso la Barcolana. Che siano finite tutte lì le barche?

[📸 Abbazia, 12/10/2019]

#mitteleuropa
«Quando i fratelli vanno d’accordo, nessuna fortezza è così solida come la loro vita in comune». – Antistene

[📸 Pirano, 24/08/2019]

#mitteleuropa
Velika Planina è un altopiano carsico incastonato, a un’altitudine di 1.610 metri, nel cuore delle Alpi di Kamnik e della Savinja. I primi insediamenti umani sono risalenti all’età preistorica.

[📸 Velika Planina, 03/11/2018]

#mitteleuropa
Che sole e che temperatura mite a Klagenfurt! Non si direbbe affatto che questi sono i “giorni della merla”… 🌞

[📸 Klagenfurt, 01/02/2020]

#mitteleuropa
«La storia dell’umanità è quell’istante tra un passo e l’altro di un viaggiatore». — F. Kafka
Franz Kafka nacque a Praga nel 1883 da una famiglia ebraica aschenazita.

[📸 Praga, 25/01/2019]

#mitteleuropa
«Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia». – Dante

[📸 Bled. 26/12/2019]

#mitteleuropa
La Carinzia (Kärnten), popolata in origine dalla popolazione celtica dei Carni – da cui prende il nome –, è una regione che ricorda molto le caratteristiche etnografiche dell’antica Contea di Gorizia. Infatti, il territorio del Ducato è stato per secoli crocevia tra più gruppi etnici, tra i quali i più rilevanti sono quello germanico, maggioritario nei principali centri abitati, e quello sloveno, più diffuso nelle aree rurali.

[📸 Klagenfurt, 01/02/2020]

#mitteleuropa
Omaggio del capoluogo della Carinzia (Kärnten), Klagenfurt, a Gorizia. Le due città sono gemellate dal 1965, ma hanno legami storico-culturali ben più antichi, risalenti alla dinastia dei Gorizia-Tirolo, duchi di Carinzia negli anni a cavallo tra il XIII e il XIV secolo.

[📸 Klagenfurt, 01/02/2020]

#mitteleuropa

Esplorare il Collio-Brda in bicicletta comporta numerosi vantaggi. Uno dei più noti è quello di poter visitare le varie cantine della zona senza dover temere per la propria patente di guida.

Attenzione, però! I limiti stabiliti dal Codice della strada per il tasso alcolemico valgono tanto per l’autista quanto per il ciclista. Resta sempre, quindi, il rischio della sanzione amministrativa o penale in caso si fosse pizzicati con valori superiori a quelli consentiti per la circolazione stradale.

Invece, il vantaggio di un’attività fisica all’aperto, a impatto zero e ricca di stimoli per occhi e palato non offre altro che benefici, sia per la nostra salute che per quella dell’ambiente.

[📸 Gorizia, 13/06/2020]

#mitteleuropa #collio